Quando viene revocata la licenza per le spedizioni internazionali?

Esistono molte ditte che hanno dovuto chiudere per irregolarità dovute alle infrazioni delle norme sui trasporti internazionali. Di fatti l’Unione Europea rilascia una licenza, la cosiddetta Licenza Comunitaria senza la quale una ditta non può effettuare spedizioni internazionali né tanto meno effettuare trasporti internazionali di merci. La licenza viene rilasciata dallo stato membro in cui ha sede la ditta, (nel caso di una ditta italiana viene rilasciata dall’Italia quindi), ma può essere revocata se non si rispettano determinate norme. La licenza comunitaria dura cinque anni e può essere rinnovata con una semplice richiesta, ma può essere anche revocata prima che scadano i cinque anni.

Vediamo quali sono le condizioni per cui una ditta si vede ritirata la licenza Comunitaria.

In primo luogo se il titolare della ditta non soddisfa più le condizioni di trasporto che vengono richieste nel momento in cui si fa iscrizione all’albo che tutela la professione dei trasporti internazionali.

In secondo luogo nel caso in cui al momento del rilascio della licenza siano state fornite informazioni non riscontrabili nella realtà e quindi non veritiere la stessa licenza viene ritirata, ovviamente per questa motivazione servono appurati controlli.

In terzo luogo il ritiro della licenza può anche riguardare le copie che della stessa licenza si portano su tutti i veicoli. Per legge infatti la licenza è rilasciata in una sola copia originale custodita dalla ditta ed in più copie da portare su tutti i mezzi della ditta. Se un camion della ditta o un furgone si trova in un paese straniero e viola le norme del paese di destinazione della merce che trasporta, allora il paese di destinazione può decidere di revocare la licenza per quel veicolo. La revoca può essere in maniera temporanea o definitiva, dipende dalla gravità dell’infrazione fatta dal guidatore.

Per non incorrere nel ritiro della licenza è bene quindi che le ditte che ne fanno richiesta abbiano tutti i requisiti per l’esercizio della professione, siano iscritti all’albo, non celino informazioni utili al momento della richiesta della licenza e formino adeguatamente i proprio conducenti sulle norme dei paesi di destinazione.  

Una nuova legge per la musica a Londra

Una nuova legge per la musica a Londra

È l’anarchia della musica a Londra. In Inghilterra infatti una legge speciale dichiara che non servono più permessi per organizzare eventi musicali e concerti. Il Live Music Act ha ricevuto il benestare delle autorità nel marzo del 2012 e dopo pochi mesi è diventata realtà. A chi gioverà questa legge? A poter beneficiare del nuovo provvedimento sono i locali di piccole dimensioni, quelli che possono ospitare fino ad un massimo di 200 persone. I proprietari di questi locali non dovranno più chiedere costosi permessi per organizzare i loro piccoli concerti o esibizioni di gruppi dal vivo.

Anche se sembrerebbe una legge per agevolare il mercato della musica in realtà è qualcosa che va a favore dei proprietari di locali. Infatti la legge mira alla crescita del giro di affari di ogni singolo proprietario. Infatti con una burocrazia più snella i proprietari dei locali possono incrementare il numero di esibizioni dal vivo favorendo così una maggiore crescita dei guadagni e attirando un pubblico sempre più vasto.

Secondo la nota televisione inglese, la BBC, saranno circa 13 mila i locali che gioveranno di questo nuovo provvedimento. Potranno ospitare più concerti di musica dal vivo senza chiedere tantissimi permessi. Oltre a favorire i proprietari dei locali questo provvedimento dà un netto impulso anche alla musica emergente, alle band che vogliono farsi conoscere in quanto con un sistema di permessi più snello hanno la possibilità di suonare in molti più locale e per loro si moltiplicano quindi le possibilità di sfondare.

Cosa devono fare i gestori?

Ogni proprietario di locale che vuole ospitare un gruppo emergente per un concerto avrà a disposizione un kit, detto Live music kit, ovvero una serie di consigli pratici su come muoversi e cosa fare. Secondo varie indagini i locali notturni senza esibizioni dal vivo hanno la possibilità di chiudere tre volte in più rispetto ai soci con esibizioni dal vivo quasi ogni sera. Insomma nei pub londinesi la musica serve a far rimanere la gente attaccata agli sgabelli. Negli ultimi anni infatti alcuni locali storici londinesi hanno chiuso i battenti proprio perchè le trafile per avere i permessi erano lunghe e spesso per intere serate non vi era animazione musicale.

La legge per ora riguarda solo i permessi e non tocca invece gli orari di chiusura dei pub, su cui gli inglesi non transigono. Infatti se vi recate a Londra scoprirete che alle 23 i pub sono tutti già chiusi.

La bellezza fatta in casa

La bellezza fatta in casaVi siete mai chiesti perchè le donne siano sempre in bolletta? Semplice, siete mai entrati in un negozio di cosmetici? Sapete quanto costa una banale crema antirughe? Beh prezzi da capogiro. Ecco perchè le signore sono sempre un po’ a corto di quattrini, spendono molto per la cura del loro corpo. Ma c’è modo di curarsi anche con i semplici prodotti che compriamo per fare la spesa.

La nuova frontiera della bellezza è infatti l’home made, letteralmente “fatto in casa”. Maschere, pacchetti per i capelli e per le gambe, tante idee con prodotti naturali per essere belle senza danno (economico)!

Che sia una moda prodotto della crisi o solo un modo per provare l’efficacia dei prodotti della terra o altro non è importante. Fatto sta che sempre più donne decidono di dire addio al centro estetico e si curano in casa con trattamenti di bellezza specifici. Facciamone un esempio. Uno dei trattamenti che si fanno sempre più spesso in un centro estetico è la maschera per pelli grasse.

Provate a confezionarne una in casa. Vi occorrono una ciotola, un po’ di farina di riso o amido, un po’ di miele, spicchi d’arancia, yogurt bianco, farina di avena, un cucchiaino per ognuno di questi ingredienti. Questi prodotti servono a creare una perfetta maschera di bellezza. Hanno infatti proprietà emollienti ed idratanti come l’amido che nutre molto la pelle, mentre il miele ha proprietà antibatteriche, rigeneranti ed antiossidanti. La farina d’avena ha proprietà lenitive. L’arancia restringe e purifica i pori, lo yogurt idrata ed ha notevoli effetti per le pelli mature. Insomma un toccasana.

Per eseguire la maschera basta sbucciare la buccia d’arancia nella ciotolina con un po’ del suo succo, aggiungere poi un cucchiaino di farina di riso, 2 di yogurt, uno di miele, 2 di avena e mescolate bene tutto. A questo punto la maschera è pronta e deve restare in posa ben 20 minuti. Se la pelle è davvero grassa aggiungete pure molte più arance.

Sempre per il viso esistono scrub molto efficaci fatti con ingredienti naturali che vi costano davvero poco rispetto alle confezioni costose che trovate in profumeria. Servono soltanto limone, zucchero e miele. Si mescolano gli ingredienti dopo aver pulito per bene il viso e sulla pelle ancora umida si mette il preparato che intanto è diventato una crema omogenea. Massaggiate con le mani il viso fino a creare dei movimenti circolari escludendo la zona degli occhi. Risciacquate dopo una decina di minuti utilizzando acqua tiepida.

La canzone napoletana nel mondo

La canzone napoletana nel mondoC’è un po’ d’Italia che tutto il mondo conosce e racchiusa nelle note di “O sole mio” “Reginella” ed altri classici della canzone napoletana. Se infatti il nostro paese è così conosciuto nel mondo è perchè esiste da sempre la musica popolare napoletana che si è diffusa in tutto il mondo.

Il repertorio va dagli inizi dell’800 al secondo dopo guerra ed identifica la canzone “classica napoletana” che ha fatto da sfondo alla canzone italiana, diventata poi negli anni un prodotto di riconoscimento dell’Italia nel mondo. Brani del repertorio classico sono stati interpretati nel corso degli anni da artisti di fama internazionale tra cui: Enrico Caruso ,Renato Carosone, Luciano Pavarotti, Mia Martini, Placido Domingo, José Carreras, Mina e tanti altri. Secondo gli esperti di musica, nonostante questo genere appartenga alla musica di tradizione popolare, quindi tramandata per lo più oralmente, va inserita nel genere della musica pop.

La musica popolare napoletana è nata intorno al 13° secolo, quando nacque una delle più antiche università al mondo: la Federico II di Napoli. Si diffuse la poesia e la canzone nacque a poco a poco dalle invocazioni corali delle donne partenopee che si rivolgevano al sole per esprimere le difficoltà della loro condizione e la contraddizione tra la bellezza del mondo e la difficoltà a viverlo. La diffusione della canzone napoletana si ebbe nel 400 quando il napoletano divenne la lingua ufficiale del regno e molti musici ispirandosi a queste invocazioni iniziarono la composizione di frottole, farse, ballate. Nel 500 le villanelle alla napoletana, espressioni artistiche che raccontavano il lavoro, la vita e i sentimenti popolari si diffusero in tutta Europa.

La produzione di musica era per lo più patrimonio della classe popolare ma veniva apprezzata anche dalla classe colta, sia per il carattere vivo e scherzoso dei componimenti, sia per l’accompagnamento musicale.

Nel 600 le villanelle lasciarono il posto ad altri componimenti che tutt’ora sono molto celebri: le tarantelle. Con il poeta e musicista Salvator Rosa abbiamo la celebre Michelemmà che sembra risalire ad una canzone siciliana, ma attribuita al celebre artista partenopeo. Nel 700 invece nasce la “buffa” napoletana che rese più teatrali le canzoni influenzando anche il canto. Dall’800 fino al secondo dopoguerra si ha quella che definiamo come “canzone classica” con capolavori che oggi sono la bandiera italiana in molti paesi del mondo. Magari non si sa neanche da dove provengano alcune di queste canzoni, chi effettivamente le ha interpretate per prima ma restano nel nostro patrimonio culturale.

La città delle donne

La città delle donneNel 2013 vedrà la luce un’autentica città delle donne. Si chiamerà Hafuf la futura città destinata ad ospitare solo il sesso femminile. Sorgerà nella provincia di Al-Sharqiyya in Arabia Saudita. Perchè far nascere una città in provetta? Sembrerebbe che l’obiettivo sia stimolare il lavoro femminile. In questo paese infatti nonostante il fatto che la legge islamica non vieti il lavoro alle donne soltanto il 15% delle rappresentanti del sesso femminile sono effettivamente attive nel mondo lavorativo. La cittadella delle donne darà lavoro a 5 mila persone, ma dovranno essere tutte donne.

L’Arabia Saudita vuole rendere le donne partecipi dello sviluppo del paese. Per far ciò oltre al progetto della città di Hafuf, ci sono già state diverse iniziative atte a far integrare il gentil sesso. Infatti si è pensato di sostituire i lavoratori stranieri con donne saudite nel settore del commercio. Inizialmente soltanto i rivenditori di cosmetici hanno adottato questa novità, poi man mano ha interessato anche i negozi di abbigliamento dove oggi ci sono per lo più lavoratrici donne.

Sembrerebbe una svolta per il paese dell’Arabia Saudita. Ma questa volontà di voler inserire le donne nel mondo del lavoro ha ragioni anche di immagini e soprattutto economiche. Infatti la donna nonostante grazie a questi progetti si apre al mondo del lavoro, vede ancora molti suoi diritti violati. A regolare la vita delle donne in Arabia Saudita è infatti la legge islamica. Questa legge nega molte libertà che per un occidentale possono essere definite ovvie, come il diritto di passeggiare liberamente per le strade della città senza l’accompagnamento di un uomo, o il diritto di poter guidare un’automobile.

Molte le contraddizioni in tema di donne in Arabia Saudita. Infatti molte studiano, più del 50% delle donne sono laureate, ma poi non riescono a lavorare (più del 70% delle donne). Anche con meno competenze e titoli di studio vengono preferiti principalmente gli uomini.

Soltanto nel 2011 infatti le donne hanno ottenuto il diritto di votare e di candidarsi alle elezioni amministrative. Inoltre durante le olimpiadi di Londra del 2012 per la prima volta ha gareggiato un’atleta saudita. Anche solo per 80 secondi la sua presenza alle Olimpiadi è stato il segno che qualcosa sta cambiando.

Tornando al progetto della città per soli donne, alla luce di quanto è emerso sulla situazione saudita viene normale chiedersi se un progetto del genere aiuterà davvero le donne o se una città costruita ad hoc per il sesso femminile non farà che emancipare ancora di più le donne saudite.

La crisi della prostituzione

prostituzioneIn tempi di crisi anche il mestiere più vecchio del mondo è in difficoltà economiche. La prostituzione infatti da secoli non ha di certo problemi di “clientela” e che siano escort da 500 euro a sera o semplici disgraziate all’angolo della via da 20 euro a prestazione, il mercato non ha mai conosciuto crisi. Ma se ad essere in crisi sono i clienti ovviamente cala anche l’attività delle prostitute. A denunciare questa situazione è il comitato dei diritti civili delle prostitute che denuncia un vero e proprio calo dei prezzi previsti per le prestazioni sessuali. La media ante crisi era di circa 50 euro a prestazione sessuale, mentre adesso al fronte della crisi si è passati anche a soli 5 euro per rapporto sessuale.

Oltre alla crisi delle tasche dei clienti c’è da considerare che per le prostitute europee vi è molta concorrenza. Infatti prostitute di altre nazionalità, come le ragazze di colore nigeriane, offrono prestazioni a costi stracciatissimi che costringono le colleghe europee ad abbassare i prezzi. Per avere un po’ di clienti quindi si è disposte ad offrire prestazioni sessuali a prezzi davvero bassi.

Ma non vi è solo la concorrenza di colleghe straniere, sembra che altre due categorie rovinino gli affari delle prostitute europee, sono le studentesse e le casalinghe. Categorie assolutamente insospettabili, sia le casalinghe che le studentesse di soppiatto fanno le scarpe a prostitute esperte. Entrambe le categorie arrivano alla prostituzione per “arrotondare” e svolgono l’attività nel provato delle proprie case. Spesso si tratta anche di prostituzione virtuale, molte studentesse infatti via web cam offrono spogliarelli ai clienti in cambio di ricariche del cellulare e piccoli compensi. Le casalinghe invece tra una spesa e l’altra si fermano all’albergo di turno per prestare la loro opera e tornare poi a casa a preparare la cena.

Altra categoria che da sempre è in rivalità con le prostitute tradizionali sono i trans e i travestiti. Questa categoria continua ad avere un mercato florido, non a caso le singole prestazioni non scendono al di sotto dei 50 euro. Questo si spiega con il fatto che la tipologia di clienti che i trans e i travestiti attraggono appartengono ad un certo ceto elevato, che non ha certo problemi a pagare il conto.

Insomma anche il mestiere più vecchio del mondo, di cui si diceva “non conosce crisi”, inizia a barcollare un po’, colpa della crisi e della concorrenza.

La crisi e le spese pazze dei politici

La crisi e le spese pazze dei politiciÈ argomento di grande attualità. La cosiddetta crisi che attanaglia i mercati e fa ballare le borse ci tiene “compagnia” dal 2008 e ancora non ci abbandona, anzi per alcuni stati (vedi la Grecia o la Spagna) sembra peggiorare sempre di più. Eppure è difficile pensare che i nostri amati politici ci chiedono di fare dei sacrifici con tutto quello che spendono.

Qualcuno sa ad esempio quanto spende il Parlamento del nostro paese?

Alcune voci di spesa sono davvero imbarazzanti e fanno perdere di credibilità a tutta la nostra classe politica quando vengono fuori agli occhi dell’opinione pubblica.

Vediamo 10 spese davvero imbarazzanti per i nostri cari politici, anche detti “sprechi della Casta”.

Abbiamo sentito più volte parlare inglese i nostri politici e sicuramente tutti avremmo pensato: cavolo ma un corso di inglese no? Che figura davanti ad altri capi di stato stranieri! Ed invece il corso di inglese lo fanno e come e costa ben 400 mila euro. Sembra che sia questa la spesa del parlamento per pagare corsi di lingua straniera ai politici. E i risultati come si sente dai tg non sono dei più apprezzabili.

Per parcheggiare le costose auto blu servono altrettanti parcheggi e si sa i parcheggi a Roma costano. La spesa? Quasi 2 milioni di euro per incrementare i parcheggi. E poi ci dicono di prendere i mezzi pubblici per ridurre il traffico e la sosta selvaggia!

Esistono anche “spese impreviste”. Non si sa effettivamente quali siano ma vengono pagate con un fondo che raccoglie circa 12 milioni di euro, pro capite ovviamente.

Anche i deputati che non sono più deputati hanno diritto a rimborsi viaggio. La spesa? 800 mila euro per pagare il viaggio di un ex deputato.

E delle case ne vogliamo parlare? La nostra classe politica spende più di 40 milioni di euro per le abitazioni, affitto dei locali e accessori.

Parlano anche molto al telefono a quanto pare. Due milioni di euro per le spese telefoniche. Una bolletta un po’ altina no?

Una volta c’era la voce “spese di cancelleria”. C’è ancora e conta più di due milioni di euro. Costano così tanto le agendine?

Per non dimenticare le spese informatiche. Circa 8 milioni di euro di software applicativi.

Eppure tantissimi politici a stento conoscono cosa sia un mouse e durante gli incontri con capi di stato stranieri la sentiamo anche noi la loro pronuncia inglese non esattamente oxfordiana. Insomma soldi spesi male.